L’uso della cannabis per curare la fibromialgia

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Non ho mai utilizzato cannabis o prodotti da essa derivati nella terapia per la Fibromialgia. Ascoltando l’intervento della ricercatrice Valeria Giorgi durante l’evento organizzato da AISF per la giornata mondiale della Fibromialgia, ho realizzato di essere totalmente ignorante in materia. Lei mi ha aiutato a fare chiarezza e voglio condividere con te quello che ho imparato.

Per prima cosa, i tanto nominati THC e CBD sono solo due dei cinquecento composti chimici presenti nella cannabis, e due dei circa cento cannabinoidi in essa presenti.

THC e CBD hanno effetto sul nostro organismo perché le cellule del nostro corpo hanno dei recettori per i cannabinoidi, in quanto il nostro corpo produce esso stesso degli endocannabinoidi, composti fondamentali in tantissimi processi (regolazione dell’appetito, fertilità, funzioni ormonali, coordinazione motoria, neuroprotezione, percezione del dolore…).

Nelle nostre cellule ci sono due tipi di recettori: CB1 nelle cellule del sistema nervoso, CB2 nelle cellule del sistema immunitario.

Il THC si lega ai recettori CB1 quindi ha azioni psicotrope (agisce su umore, memoria, abilità cognitive), analgesiche e cardiovascolari. Il CBD si lega ai recettori CB2 ed ha azioni antiepilettiche, analgesiche, ansiolitiche, immunomodulanti, antinfiammatorie e anti-psicotiche (quindi in qualche modo bilancia gli effetti negativi del THC).

La cannabis medica in Italia è legale dal 2013 ed è considerata un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard se essi non ottengono risultati sufficienti o provocano effetti secondari non tollerabili.

Esistono due tipi di medicinali a base di cannabinoidi:

_ cannabinoidi sintetici, ovvero composti da cannabinoidi puri, che possono essere solo THC, solo CBD o i due insieme.

_ fitocannabinoidi (cannabinoidi naturali), ovvero la pianta intera (quindi contengono altre sostanze)

Questi prodotti possono essere somministrati per via inalatoria (azione rapida ma con scomparsa rapida) o per via orale, soluzione preferibile per patologie croniche perché ha un effetto più prolungato.

Quindi, la cannabis funziona? Qual è il prodotto più adatto: i singoli cannabinoidi sintetici a base di THC, quelli a base di CBD, o la pianta al naturale?

Sappiamo che tutti questi prodotti hanno basse interazioni con altri farmaci e meno effetti collaterali di molti di essi.

Tuttavia, non esistono molti dati clinici che ci permettano di rispondere a queste domande. Di seguito i risultati dei pochi studi effettuati negli ultimi anni.

Il primo studio sull’utilizzo di cannabinoidi su pazienti Fibromialgici è americano, del 2014 e mostra una migliore tolleranza ed efficacia della cannabis naturale rispetto ai cannabinoidi sintetici.

Uno studio del 2019 (Pain. 160, 860-869) indica invece una riduzione del dolore del 30% dopo una singola inalazione di Bediol, cannabinoide sintetico che contiene sia THC che CBD, mentre uno dello stesso anno mostra miglioramenti moderati o significativi in quasi tutti i pazienti dopo 6 mesi di terapia con cannabis.

Lo studio portato avanti dalla dottoressa Giorgi del 2020 conferma questi dati: su 100 pazienti sottoposti a  una terapia di sei mesi a base di cannabis, il 30% ha raggiunto miglioramenti sinificativi nel sonno e qualità della vita, miglioramenti più modesti su ansia e depressione.

In conclusione la cannabis terapeutica potrebbe essere una valida aggiunta alla terapia farmacologica di base, non sostituendola ma permettendo addirittura la diminuzione dei dosaggi dei farmaci stessi. Non è tuttavia una panacea in quanto funziona solo per alcuni sintomi e nel 30-50% dei pazienti. La cannabis naturale o i cannabinoidi sintetici che combinano THC e CBD sembrano le soluzioni più efficaci.

 

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