Visitare Napoli in quattro giorni, con tappa a Pompei

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In questo periodo di quarantena chiusa in casa continuo a pensare ai posti meravigliosi del nostro Paese che ho visitato e a quelli che devo ancora scoprire. Me li immagino ora, deserti e non vedo l’ora che si riempiano nuovamente di vita, suoni e colori.

Nell’attesa di poter ricominciare ad esplorare la nostra Italia, ho pensato di scrivere un articolo sul mio viaggio a Napoli dello scorso ottobre, così da darti qualche idea se anche a te verrà voglia di fare un viaggetto.

Napoli è una città bellissima, piena di storia, di arte, di cultura e di buon cibo. Non sarà il posto migliore per la mia dieta, ma insomma non è che posso essere brava sempre sempre, un’eccezione ogni tanto si può fare. Non voglio svelarti troppo della città, giusto darti qualche indicazione per ingolosirti e per organizzare il tuo itinerario più facilmente se deciderai di visitare questa splendida città.

PREPARAZIONE

Iniziamo con dei consigli per i giorni precedenti alla partenza. Per entrare nel mood giusto consiglio di ascoltare le canzoni di Liberato e vedere il film “Napoli velata” di Ferzan Özpetek.

IL VIAGGIO

Abbiamo deciso di viaggiare in aereo, approfittando di offerte super vantaggiose Easyjet, e abbiamo speso ben 40 € a testa per andata e ritorno da Milano Malpensa a Napoli Capodichino. Bisogna anche ammettere che noi siamo fortunati e abbiamo viaggiato il martedì e venerdì, evitando i rincari e l’affollamento del weekend.

Abbiamo alloggiato in un B&B a pochi minuti dalla fermata della metro Università prenotato su Booking. Ci siamo trovati bene, la zona è comodissima sia per raggiungere il centro a piedi, che per raggiungere le altre zone con i mezzi pubblici.

Per gli spostamenti tra l’aeroporto e il B&B abbiamo utilizzato il servizio ALIBUS (5 € a tratta, un bus ogni 10 minuti circa). Controllate bene quale sia la fermata migliore dove scendere per raggiungere il vostro alloggio: oltre alla fermata di Garibaldi (Stazione) che permette di prendere la metro verso qualsiasi destinazione, l’Alibus si ferma anche al Molo Beverello, da cui ad esempio si raggiunge la zona Università in 10 minuti di camminata.

GIORNO 1

Siamo arrivati a Garibaldi alle 9:30 circa, perfetti per inaugurare ufficialmente la vacanza con un caffè e una sfogliatella da CUORI DI SFOGLIATELLA. Per cominciare abbiamo provato la riccia: sì perché a Napoli esistono due tipi di sfogliatella, la riccia e la frolla. Qui puoi trovare anche proposte vegane e senza glutine.

Dopo essere passati dal B&B, abbiamo iniziato il giro nella Napoli storica, cominciando dalla Piazza del Gesù Nuovo. Qui assolutamente da non perdere la Chiesa del Gesù Nuovo (che dà il nome alla Piazza) e il complesso monumentale di Santa Chiara, un ex monastero con un chiostro decorato di maioliche.

A pranzo non siamo riusciti a resistere alla tentazione della famosa frittura napoletana. Da “IL CUOPPO” abbiamo divorato due buonissimi cuoppi di terra, con frittatine, arancini, verdure pastellate…

Come avrai capito la mia dieta sana in questi giorni è stata completamente dimenticata. Ma in fondo all’articolo troverete comunque un paio di indirizzi dove provare specialità napoletane Gluten Free.

Finito di pranzare abbiamo proseguito la passeggiata per il centro percorrendo via San Gregorio Armeno, via delle botteghe artigiane celebri per i propri presepi. Non perderti le statuine dei personaggi della tradizione Napoletana (e non solo) fuori da Ferrigno. Questa è la via perfetta anche per comprare i tipici cornicielli (o cornetti) in ceramica da regalare come portafortuna.

Abbiamo proseguito fino a Piazza Gerolomini per vedere l’opera Madonna con pistola di Banksy, ora protetta sotto una teca. A fianco trovate la Pizzeria del Presidente, una delle storiche della città. Per le strade della città si trovano moltissimi esempi di street art: noi non abbiamo approfondito molto, ma se sei interessato ti consiglio di fare una ricerca per non perderti nulla.

Torniamo alla Napoli storica e visitiamo la Cattedrale (o Duomo) di Napoli con la Cappella dedicata a San Gennaro, santo patrono della città (insieme ad altri 52). Qui ci siamo appassionati al miracolo di questo Santo, ovvero la liquefazione del suo sangue che avviene tre volte l’anno. È spiegato molto bene in un video visibile fuori dalla cappella.

Una volta scoperta tutta la storia di San Gennaro, non potevamo non visitare anche il vicino Museo del tesoro di San Gennaro che ci ha lasciato totalmente senza fiato: dipinti, sculture, statue, arredi in argento e gioielli degni di un re. https://museosangennaro.it/tesoro/

Un’altra esperienza da non perdere è la visita guidata di Napoli sotterranea, organizzata ogni ora. Abbiamo camminato per cunicoli stretti e bui, visitato vasche di antichi acquedotti riallagate, scoperto anfiteatri romani nelle cantine di insospettabili appartamenti della città… https://www.napolisotterranea.org/

Passando per Piazza Bellini, con i suoi resti romani, ci siamo spostati nel quartiere Pignasecca per la tanto attesa pizza da FIORENZANO, o meglio pizze visto che ne abbiamo mangiate 3 in 2: una margherita, una marinara e una magnifica pizza -prima fritta- poi farcita con ragù napoletano, provola, mozzarella, mega foglie di basilico – poi infornata…. Poi spazzolata!

Spoiler: le abbiamo preferite alle pizze di Sorbillo, dico solo questo…

Napoli, foto del giorno 1

GIORNO 2

Partenza direzione Pompei. Ma non si può iniziare un viaggio indietro nel tempo senza una colazione adatta. Quindi andando in stazione piazza Garibaldi consiglio vivamente una tappa da Sfogliatelle Attanasio (Vico Ferrovia, 1-2-3-4, 80142 Napoli NA) per gustarti una porzione di pastiera napoletana. Con lo stomaco pieno si può procedere verso la stazione per prendere il treno extraurbano per Pompei (costo 2.80 per corsa, durata 40 minuti, fermata Pompei scavi).

Il biglietto per entrare al parco archeologico di Pompei può essere  acquistato anche precedentemente e online, cosa che consiglio perché permette di saltare la coda. Noi non abbiamo acquistato l’audioguida, abbiamo utilizzato un’applicazione gratuita sul cellulare che si chiama Palmipedo (https://www.palmipedo.guide/). La uso spesso quando viaggio e mi trovo molto bene.

Un consiglio una volta entrati: prendetevi del tempo per camminare nelle zone meno battute del parco. Le sensazioni che si provano passeggiando da soli per le strade e nei cortili delle abitazioni sono indescrivibili. Il tempo sembra sospeso e ci si sente davvero in contatto con la realtà del 79 d.C.

Per la visita stima circa 5 ore: noi siamo entrati nel parco archeologico intorno alle 10 e abbiamo ripreso il treno da Pompei alle 15.15. So che detto così sembra tanto tempo, ma il parco è veramente esteso e non riuscirai ad abbandonarlo prima di aver almeno sbirciato in ogni area che lo compone.

Ritornati a Napoli siamo andati a visitare la Cappella San Severo in cui è esposto il celebre Cristo Velato. Un luogo magnetico ed enigmatico da non perdere assolutamente. Le Macchine anatomiche ti lasceranno senza parole, soprattutto una volta scoperto che sono state realizzate nel 1760.

Preso tutto il tempo che serviva per godersi la Cappella San Severo, siamo entrati nella Chiesa di San Domenico Maggiore, perfetto esempio di stile barocco napoletano. Qui visse e insegnò Tommaso d’Aquino tra il 1272 e il 1274 ed è in questo luogo che il crocifisso dipinto sulla tavola dell’altare si sarebbe miracolosamente rivolto al Santo.

Complice una pioggia che definire torrenziale è un eufemismo, usciti dalla Basilica di San Domenico Maggiore abbiamo deciso di andare ad attendere l’apertura di Gino Sorbillo Antica Pizzeria (sede storica in via dei Tribunali 32). E ora ti dirò una cosa che mi renderà impopolare: la pizza non era niente di straordinario. Per carità mille volte più buona di qualsiasi pizza lombarda ma sicuramente quella che ci ha convinto meno di tutta la vacanza. Quindi il mio consiglio è: se non c’è troppa coda e ci tieni a provare la pizzeria simbolo di Napoli (e, perché no, magari contraddirmi) fallo, ma a mio parere non vale la pena perderci delle ore.

Siccome io senza un dolcino non sono mai completamente soddisfatta, prima di rientrare al B&B abbiamo fatto un’ultima tappa alla pasticceria Scaturchio (Piazza San Domenico Maggiore, 19) per provare la loro sfogliatella di frolla e il loro magico babà.

Napoli, foto del giorno 2

GIORNO 3

Giornata di scarpinate tra le vie della città (abbiamo fatto 20 km a piedi).  Dopo aver ammirato l’esterno di  Castel Nuovo (chiamato anche Maschio Angioino) e del Teatro San Carlo, siamo andati a fare due passi nella Galleria Umberto I, attirati soprattutto dalla sfida centenaria con la contemporanea Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Ecco credo che i napoletani non possano offendersi se affermo che non c’è paragone con quella milanese decisamente più curata e pulita. Finalmente arriviamo in Piazza Plebiscito dove si trovano Palazzo Reale e, di fronte, la neoclassica Basilica Reale Pontificia San Francesco da Paola.

Dalla piazza si imbocca il famoso lungomare di Napoli (o lungomare Caracciolo), lungo 3 km che, nelle giornate di sole (e ci tengo a precisarlo per sfortunata esperienza) regala una stupenda vista sul Vesuvio. Proseguendo sul lungo mare si incontrano la Fontana del Gigante e Castel dell’Ovo, il castello più antico della città. Ti consiglio di entrare e arrivare fino alla terrazza per avere una vista dall’alto del golfo di Napoli.

Abbandonando il lungomare, ci siamo recati a prendere la funicolare per spostarci al Vomero (fermata in via del Parco Margherita, 5). Il Vomero è un quartiere residenziale elegante e pieno di verde, situato su una collina. Dopo aver fatto due passi per ammirare l’esterno di Castel Sant’Elmo e per fare qualche foto panoramica nei pressi della Certosa di San Martino, il languorino ha iniziato a farsi sentire.  Alla ricerca di un posto per il pranzo, abbiamo fatto aperitivo con un magnifico tarallo napoletano da Leopoldo (Piazza degli Artisti, 6) che non c’entra nulla con quello pugliese: è molto più grosso, fatto con la sugna invece dell’olio e insaporito con pepe e mandorle intere. Una sorpresa meravigliosa!

A pranzo decidiamo di cercare un ristorante dove sperimentale la cucina tradizionale napoletana e la scelta ricade sulla Trattoria Scugnizzi (Via Luigi Caldieri, 53/61). Il personale gentilissimo ci indirizza su un piatto tipico assolutamente da provare: la Tiana, ovvero una pentola in rame contenente il ragù napoletano, cioè salsicce, polpette e involtini di carne cotti nella pummarola (salsa di pomodoro) con del basilico. Una vera bontà.

Con lo stomaco pieno fino all’orlo ci dirigiamo a prendere la metro per recarci alle Catacombe di San Gennaro (www.catacombedinapoli.it) nel Rione Sanità. Altro posto imperdibile, anche per la sua storia recente. Le catacombe, infatti, sono gestite dalla cooperativa sociale La Paranza costituita nel 2006 da giovani che vivono nel Rione Sanità. Grazie a questa cooperativa e alle sue iniziative, una zona altamente disagiata e afflitta da forti differenze socioculturali ha conosciuto negli ultimi anni un rilancio economico e turistico.

Usciti dalle catacombe, abbiamo trovato di nuovo la pioggia ad attenderci e ci siamo rifugiati nel Museo archeologico nazionale, dove però molte stanze erano chiuse. Molto interessanti le zone con i reperti provenienti da Pompei.

Abbiamo cenato nei Quartieri Spagnoli alla Trattoria da Nennella (Vico Lungo Teatro Nuovo, 103/104/105), dove si mangiano ricette semplici con prezzi ridottissimi. L’atmosfera è veramente informale e tipica: canzoni dal vivo, urla in dialetto tra i camerieri, tavoli chiassosi…

A conclusione della giornata, andiamo a prendere la metro alla vicina stazione Toledo. Un capolavoro sotterraneo che abbiamo avuto il piacere di vedere semivuoto, complice l’ora tarda. Un consiglio: guardatevi sempre in giro nelle stazioni delle metro a Napoli, sono piene di opere d’arte e installazioni di artisti, designer e architetti contemporanei.

Napoli, foto del giorno 3

GIORNO 4

Finalmente un po’ di sole ci ha degnati della sua presenza e siamo tornati a fare due passi sul lungo mare. Ovviamente senza dimenticare la colazione, questa volta da Scaturchio Opera Cafè Teatro San Carlo per assaggiare il Ministeriale: medaglione di cioccolato fondente con all’interno una crema al liquore, ricotta, frutta e nocciola. Ci siamo goduti il sole proseguendo la passeggiata nei Quartieri Spagnoli, dove si può vedere la Napoli più autentica, ruvida e senza censure. Spostandoci poi al rione Sanità, siamo andati ad ammirare il monumentale Palazzo dello Spagnolo o dello Spagnuolo (via Vergini) e le sue caratteristiche scale ad “ali di falco”.

Non potevamo certo ripartire da Napoli senza aver mangiato la tradizionale pizza fritta alla pizzeria da Concettina ai tre Santi (Via Arena della Sanità, 7). Non ci siamo trattenuti: oltre alla pizza fritta tradizionale (con ripieno di ricotta di bufala e ciccioli di maiale), abbiamo assaggiato la frittatina di pasta (tipico aperitivo prima della pizza, fatto con i bucatini e la besciamella che vengono compattati e poi fritti) e la pizza con taralli sbriciolati. Tutto divino!

Ultima tappa del viaggio il Museo Madre (Via Luigi Settembrini, 79) di arte contemporanea. Bella l’esposizione e belli anche i locali stessi del museo, compresa la terrazza sul tetto vista Vesuvio. Posto perfetto per salutare il Golfo di Napoli prima di ripartire verso l’aeroporto.

Pensavi mi fossi dimenticata di assaggiare la torta caprese? Ti sbagli, l’ho mangiata all’Antica Pasticceria Vincenzo Bellavia in aeroporto. Non mi faccio scappare neanche un dolce, per chi mi hai preso?!

Napoli, foto del giorno 4

 

CONSIGLI DELLA SUSINA

Io ammetto di aver mangiato glutine per quattro giorni: non sono riuscita a trattenermi. Però ti lascio qualche indirizzo che mi hanno consigliato.

Pizza senza glutine: Antica Pizzeria Vesi
Pane, taralli e pasticceria: Da Leopoldo in Piazza Cavour 78/79

 

MAPPA DEI LUOGHI DA VISITARE

Un’ultima cosa: cliccando qui puoi visualizzare la lista Visiting Napoli che ho creato su Google maps, con tutti i luoghi che ho citato nell’articolo. È un metodo che trovo molto comodo per visitare le città.

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