(STRA)ORDINARIO: @bellula racconta di fibromialgia e scrittura

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Copertina del libro "Non è tutto qui" di Isabella Campioni

Stessa frangetta, stessa pelle bianca, stessa propensione alla sfiga. Io e Bellula ci siamo conosciute su Instagram perché attirate dalla nostra somiglianza. Poi dopo qualche chiacchiera abbiamo scoperto di essere ancora più affini di quello che si poteva intuire alla prima occhiata. Ma chi è Bellula? Isabella, questo il suo vero nome, è una ascoltatrice ma anche scrittrice, una fonte di risate sarcastiche e serie riflessioni, una persona semplice ma profonda. Non ha avuto una vita facile, di patologie ne ha sperimentate parecchie, tra cui fibromialgia ed endometriosi.

Questo Natale ho avuto la fortuna di leggere il suo libro “Non è tutto qui”. Sono rimasta affascinata dalla sua attenzione al piccolo dettaglio e all’universo di pensieri ed emozioni che ne scaturiscono, momenti semplici ma non per questo meno densi di significato. Mi ha risucchiata nel suo mondo e sono molto felice che abbia accettato di raccontarlo anche a voi in questa intervista.

Cominciamo!

Vuoi aggiungere qualche dettaglio alla breve presentazione che ho fatto?

BELLULA: Sono troppo prolissa e potrei finire dopodomani, non aggiungo altro, in quanto so già che abuserò dello spazio a disposizione per le prossime risposte!

 

Quando hai capito che la scrittura per te era un’esigenza e hai deciso che avrebbe potuto essere il tuo futuro?

BELLULA: Mi è sempre piaciuto scrivere proporzionalmente a quanto mi sentivo stupida leggendomi. Tra il 2015 e il 2016 ho trascorso svariati mesi in ospedale e l’unico modo per sentirmi viva, nella routine stereotipata ospedaliera, era scrivere.

Scrivere è diventata un’esigenza per ragioni molto pratiche…Da sempre, la mia mente è affollata di pensieri e ricordi: nello stesso istante posso pensare a tre o quattro cose in contemporanea, scrivere è l’unico modo che mi fa concentrare su una sola ed esclusiva; mi fa ricordare che esisto e che posso sentirmi soddisfatta della realtà che digerisco. Scrivere inoltre, medica le mie ferite e mi fa credere di poter essere utile a qualcuno.

Un giorno mi sono detta: “Ma allora esiste anche per me quel qualcosa che si incastra perfettamente coi miei spigoli!”, ed è così che ho pensato per la prima volta nella mia vita: “Credici, al massimo hai comunque fatto un bel tentativo!”.

Mi impegno tutti i giorni nella scrittura, come fosse il mio lavoro, perché desidero che lo diventi. Ovvio, si sa, il mondo è sovrappopolato e la concorrenza è spietata, ma ci si prova nel proprio piccolo!

 

Com’è nato il tuo libro “Non è tutto qui”?

BELLULA: Non è tutto qui è il mio primissimo lavoro, è elementare come testo, niente fronzoli o trame misteriose. Ho sentito il bisogno di proporlo come primo libro per far conoscere quella che sono stata, è stato ed è, la mia lettera di presentazione. Mi sembrava giusto mettere in luce quanto la vita di per sé non perfetta, già dai suoi inizi, possa dare degli spunti di riflessione rispetto al punto dal quale la si osserva. Questo libro è nato in un momento di sofferenza fisica e psicologica tra i più intensi e devastanti della mia vita adulta (mi viene il batticuore a dirlo), ma non per questo si carica di tale fardello anzi! Questi racconti mi hanno teletrasportata in una spazio-tempo diverso, hanno permesso alle mie ferite di rimarginarsi un poco e alla mia mente di sanguinare meno. Ovviamente non avevo la minima idea che un giorno avrei avuto il coraggio di proporre tutti quei ricordi sottoforma di libro! Mi rendo conto che è, e rimarrà qualcosa di nicchia, ma forse per muovere i primi passi è la scelta che preferisco!

 

Cosa ti piace comunicare attraverso i tuoi scritti?

BELLULA: Domanda seriamente difficile! I miei scritti sono molto diversi tra loro, sto ancora sperimentando e, sinceramente, non vorrei mai abbandonare questa linea d’azione, perché sperimentare, mi aiuta a dare voce a svariate parti di me (immaginate che casino se la parte cinica si sentisse trascurata dal fatto che prediligo quella introspettiva o se la mia parte punk-riot intollerante vedesse che la sto accantonando preferendo quella di bambina!). In Non è tutto qui, l’intento è quello di indurre il lettore a compiere uno sforzo introspettivo più profondo, che non ha niente a che fare con la psicologia da quattro soldi che ormai è sulla bocca di tutti. L’introspezione di cui parlo, condivide molti aspetti con la sofferenza del non essere stati capiti, dell’essersi sentiti soli, del non essere stati pronti e richiede di fermarsi in quel passato, per un tempo indefinito, un tempo diverso per ogni persona, ma che è il tempo più fecondo per impedirci di fare dei nostri strascichi emotivi degli arti fantasma.

 

Avendolo letto posso confermare che il tuo intento è riuscito. Leggendo le emozioni dell’Isabella bambina di “Non è tutto qui” tornano a galla le sensazioni dell’io bambino che non pensavi di ricordare neanche più. Passiamo a una domanda più facile… Se ti chiedessi di consigliare due libri, quali sarebbero?

BELLULA: “Il Profeta” di Gibran e azzarderei “Amore liquido” di Bauman (per cambiare genere), ma al “secondo posto” ne ho parecchi! Ho scelto questi due libri perché spiegano verità.

 

E, invece, un consiglio per chi soffre di malattie croniche?

BELLULA: Fate conto di essere i capitani di una nave che sta affondando nell’Antartide, da voi dipende la vita di tutte le persone a bordo, ogni vostra azione determinerà il risultato finale dell’operazione di salvataggio. È notte e l’oceano minacciosamente calmo e scuro, si fonde con cielo terso e stellato. Se un qualsiasi elicottero guardasse la vostra nave non si accorgerebbe che siete in pericolo. Siete nella cabina di pilotaggio e lo schermo vi rivela che c’è un guasto, qualcosa ha leso la vostra nave e state imbarcando acqua. Vi fermate a pensare, tutta la flotta attorno a voi si sta allarmando, c’è chi piange, chi guarda nel vuoto, chi urla e voi, siete immobili, persi nel vuoto di una mente incapace a gestire quella situazione, in balia dell’impotenza, nella paura della morte. Cosa fareste? Vi abbandonereste all’affanno, a chiedervi perché è capitato proprio a voi? O prendereste le redini della situazione, cercando infinite soluzioni, coordinando tutte le persone attorno e facendo sentire la vostra autorità in quanto capitani? Riparereste il guasto, magari chiamando la torre di controllo per farvi supportare nelle azioni da compiere?

Ecco, vedetela così, la nave è il vostro corpo, ciò che la lede è la malattia, l’elicottero è la società, la flotta sono tutte le figure coinvolte nella diagnosi (alcune di loro saranno preparate altre no, ma siete voi a prendere decisioni), la torre di controllo è l’aiuto di uno psicoterapeuta ed il mare nel quale potreste affondare, è quello dell’inadeguatezza, dell’indecisione e dell’insicurezza che conduce nell’abisso profondo: la sofferenza psichica (depressione e corrrelati.) Logicamente quello che vi posso consigliare, in quanto anche io capitana, è che infondo si sa sempre cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il mio consiglio ovviamente è quello di svilupparsi sempre, di non fermarsi, di continuare a cercare, di curarsi di sé, di valutare la medicina alternativa e di piangere quando se ne sente il bisogno, di includersi in una comunità di altri malati cronici con i quali confrontarsi e di essere POSITIVI (anche quando non c’è un cazzo da esserlo!).

 

Bellissima metafora! Direi che rende perfettamente l’idea dello smarrimento che si prova spesso di fronte a una malattia cronica. Per concludere, dove possiamo continuare a leggerti e trovare il tuo libro?

BELLULA: Potete leggere i miei pensieri, consigli, ricette nel mio blog (nelle tre lineette in alto a sinistra c’è qualcosina sulla mia storia clinica e non). Il mio sito per me, è come una raccolta di tutto quello che mi passa per la testa, riassume le mie passioni e i miei interessi più disparati e, talvolta, mi occupo anche di temi di attualità e sociali (aborro figure come Vagnoli e co. quindi se vi aspettate cose del genere cambiate immediatamente rotta). Il mio libro che ho autoprodotto “Non è tutti qui”, si trova in vendita da Selma Libreria a Casal Fiumanese (BO), all’Associazione Naso di Bruco (BO) o scrivendomi in privato sul mio canale Instagram @bellula.

 

 

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